Sassari, Chiesa di San Michele di Plaiano

La Chiesa di San Michele di Plaiano: cuore medievale di un villaggio scomparso
La Chiesa di San Michele di Plaiano, conosciuta in sassarese come Santu Miali de Li Piani, è uno dei più antichi e affascinanti monumenti medievali del territorio sassarese. Oggi appare isolata con la facciata decorata rivolta verso il mare nella quiete della campagna lungo la strada Buddi Buddi, ma per secoli fu il centro spirituale e amministrativo di un piccolo villaggio rurale ormai scomparso, Plaiano, che gravitava attorno al monastero e alle sue attività agricole.

La storia documentata della chiesa inizia nel 1082, quando Mariano I de Lacon Gunale, giudice di Torres, donò il titolo e le terre circostanti all’Opera di Santa Maria di Pisa. A questa prima fase edilizia appartengono le murature del fianco nord, le più antiche ancora visibili, caratterizzate da una tecnica costruttiva semplice ma solida, tipica dell’architettura romanica primitiva in Sardegna.

Questa donazione non fu un gesto isolato: rientrava in una più ampia politica dei giudici sardi, che favorirono l’arrivo di ordini monastici toscani e lombardi per sviluppare l’agricoltura, bonificare le campagne e consolidare il potere religioso.

Nel 1115, l’Opera di Santa Maria di Pisa affidò la chiesa ai monaci camaldolesi del monastero di San Zeno di Pisa. Fu un passaggio decisivo: i monaci elessero San Michele a sede abbaziale, ampliando l’edificio verso ovest e strutturando il complesso secondo le esigenze della vita monastica.

In questo periodo il villaggio di Plaiano si sviluppò attorno alla chiesa, con case, campi coltivati, vigne e piccole attività artigianali. La presenza dei monaci garantiva stabilità economica e spirituale, attirando famiglie e lavoratori.

Nel 1127 la gestione passò ai Vallombrosani, un ordine riformato di tradizione benedettina, noto per la rigorosa disciplina e per la capacità di amministrare vasti patrimoni agricoli. Fu proprio sotto il loro controllo che San Michele di Plaiano raggiunse il massimo splendore.

L’abbazia possedeva: ampie estensioni di terreni coltivati, vigne, frutteti, servi, manodopera agricola e quattro chiese dipendenti, che ne ampliarono l’influenza sul territorio.

Plaiano divenne così un piccolo ma importante centro rurale, organizzato attorno alla vita monastica e alle attività produttive. È probabile che il villaggio ospitasse alcune decine di abitanti, come la maggior parte degli insediamenti medievali del Giudicato di Torres.

Il villaggio non scomparve all’improvviso, ma attraversò un lungo periodo di declino. Gli studi storici e archeologici indicano che Plaiano fu progressivamente abbandonato tra il XIV e il XVI secolo, con un picco di spopolamento tra il 1400 e il 1500.

Le cause principali furono: pestilenze ricorrenti tra XIV e XV secolo, crisi economiche e carestie, migrazione verso Sassari, più sicura e più ricca, declino dell’abbazia, che perse risorse e influenza, riorganizzazione ecclesiastica, culminata nell’incorporazione nella Mensa arcivescovile di Torres.

Quando il villaggio cessò di esistere come comunità abitata, la chiesa rimase come unico testimone del passato.

Nonostante la scomparsa del borgo, la chiesa continuò a essere utilizzata fino al XVIII secolo, seppur in modo sempre più sporadico. Nel XIX secolo cadde in rovina e venne addirittura usata come stalla e magazzino agricolo da privati, fino all’esproprio del 1956. Dopo il quale subì diversi restauri fino ad arrivare a come la vediamo oggi.

by Mattia Sanna

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