l Castello di Bosa: perché vale davvero una visita
Il Castello dei Malaspina di Bosa, conosciuto anche come Castello di Serravalle, sorge sull’omonimo colle che chiude la valle del Temo e domina dall’alto la città e il territorio circostante. La sua storia si intreccia con quella della famiglia Malaspina, con il celebre Giudicato d’Arborea e con il Regno di Aragona.
Fu costruito verso la fine del XIII secolo, su commissione della potente famiglia dei Malaspina, proveniente dalla Lunigiana. Dopo il crollo del Giudicato di Torres, essi riuscirono a consolidare un vero dominio nella Planargia. La posizione era strategica: dall’alto si controllavano il fiume Temo, l’accesso al mare e l’intero borgo medievale.
Alla famiglia Malaspina è legata anche una leggenda che aleggia sul castello.
Si narra che il marchese Malaspina fosse un uomo estremamente geloso della sua bellissima moglie. Per permetterle di partecipare alle funzioni religiose senza essere vista da nessuno, fece costruire un passaggio segreto che collegava il castello alla Cattedrale nella città sottostante.
Un giorno, accecato dalla gelosia e convinto di essere stato tradito, decise di punire la donna tagliandole le dita delle mani, avvolgendole poi in un fazzoletto e lasciandola a dissanguare.
Dopo il terribile gesto, il marchese si recò da alcuni amici e, per errore, tirò fuori proprio il fazzoletto da cui caddero le dita mozzate. Gli amici, inorriditi, lo fecero imprigionare. Ma, anche se il marchese fu punito, l’anima della donna non trovò pace e rimase intrappolata nelle mura che avevano assistito alla sua fine. Si narra inoltre che le sue dita si siano pietrificate, diventando parte integrante delle pareti rocciose del castello.
Dopo i Malaspina, nel 1308 il castello passò nelle mani del Giudicato di Arborea. Per un breve periodo le bandiere arborensi sventolarono sulle sue torri. A questo periodo risalgono gli affreschi della cappella di Nostra Signora de Sos Regnos Altos, un importante esempio di pittura toscana dell’epoca.
Nel 1323 gli Aragonesi sbarcarono in Sardegna con l’intenzione di conquistarla. Bosa e il suo castello caddero sotto la loro autorità, entrando così nell’orbita della Corona d’Aragona. Da quel momento la fortezza seguì il destino politico dell’isola: prima aragonese, poi parte del vasto Regno di Spagna, che governò la Sardegna per secoli.
Con gli Aragonesi la fortezza subì importanti trasformazioni. L’introduzione delle armi da fuoco rese necessario un adeguamento delle strutture: alcune torri vennero abbassate e furono realizzati spalti terrapienati, ideali per posizionare l’artiglieria in punti sopraelevati e strategici.
All’inizio del Settecento, un nuovo capitolo si aprì quasi senza che gli abitanti potessero rendersene conto. Con i giochi diplomatici della Guerra di Successione Spagnola, la Sardegna passò per pochi anni nelle mani dell’Impero austro-ungarico.
Nel 1720 l’isola venne ceduta ai Savoia, che la integrarono nel Regno di Sardegna. Il castello, ormai meno importante dal punto di vista militare, rimase comunque un simbolo del potere sabaudo fino all’Unità d’Italia.
Oggi possiamo ammirare la cinta muraria lunga 352 metri, che avvolge l’intero altopiano di Serravalle, un’area di circa un ettaro. Al suo interno si sviluppa il cuore della fortificazione: uno spazio di circa 2.000 metri quadrati protetto da sette torri che scandiscono il profilo delle mura e ne rafforzano la funzione difensiva.
Al centro si trovava la piazza d’armi, attorno alla quale si disponevano i vari ambienti di servizio: magazzini, stalle, cisterne, forni e depositi. Qui sorgeva anche uno degli elementi più preziosi del complesso: la cappella di Nostra Signora de Sos Regnos Altos.
Oggi il castello appartiene alla Regione Autonoma della Sardegna ed è visitabile pagando un ticket d’ingresso.
